Goodbye Lenin

E abbiamo sussurrato “Goodbye Lenin”

perchè volevamo fare un gioco:

che tu ed io parlassimo la stessa lingua

che la nostra età fosse la stessa

e che tu sapessi come scrivere

il mio nome.

E ora è presto nella luce del mattino

ma non riesco a vedere la mia ombra

penso stia affondando in una pozzanghera

qui vicino.

E devi avere freddo

mentre acqua vecchia e scadente

bagna e sporca i miei vestiti,

ma vedo che vuoi scoprire

ciò che di me è più dolce,

più prezioso.

Ho paura di cantare per te

ma se vuoi,

sai che puoi rubarmi la voce,

so per certo che il fiume

me la riporterà

non appena l’alluvione

passerà.

Ti chiedo adesso conta fino a dieci,

quando tu starai dormendo

e io sarò al sicuro.

La città non ha posto per nasconderci

da una luce senza ombre

dagli sguardi di qualcuno dei miei amici

e di uno dei tuoi.

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